Südtirolo Pride is coming!

ROAD TO PRIDE

About

ALTO ADIGE PRIDE SÜDTIROL ODV

Sede Legale: Via Duca d’Aosta, 101/B – 39100 Bolzano (BZ)

Presidenza: 345 4471507

Amministrazione: 334 7993399

E-mail: info@pride.bz.it – PEC: pridebz@pec.it

C.F.: 94158330210 – Partita IVA: 03284060211

Nr. Iscrizione al RUNTS: 131143

IBAN: IT66 P060 4511 6070 0000 5005 312

Il nostro statuto: (LINK)

 

Quello che Alto Adige Pride Südtirol prova a costruire è più di un’associazione: una comunità che nasce dal desiderio di celebrare persone e comunità LGBTQIA+, promuovendo la liberazione collettiva e la lotta per i diritti di tutte le identità. Siamo un gruppo di persone impegnatз in modo volontario che crea spazi più sicuri e accoglienti, dove ogni voce possa trovare il suo posto.

La nostra missione

Attraverso eventi, progetti e iniziative culturali, ci impegniamo ad attraversare le barriere visibili e non e a promuovere un cambiamento sociale positivo e duraturo in Südtirolo (e oltre).

I nostri valori e obiettivi

  • Promuovere reti di solidarietà: la base della nostra azione risiede nella connessione e impegno condiviso tra realtà, gruppi, persone coinvolte e alleate verso obiettivi comuni. 
  • Costruire consapevolezza: Informarsi, confrontarsi e migliorarsi insieme sono le modalità con cui vogliamo crescere come comunità consapevole. Mettersi in discussione e imparare costantemente dalle altre persone in un clima disteso e accogliente è uno dei nostri obiettivi.
  • Supportare l’autodeterminazione: affermiamo il pieno diritto di ogni persona di definire (o non definire) la propria identità e il proprio percorso di vita. Ci impegniamo a creare spazi in cui ogni persona possa esistere in modo più libero possibile.

Il nostro percorso

Con il progetto Road to Südtirolo Pride stiamo tracciando un cammino che culminerà nella grande manifestazione del 28 giugno 2025. Ogni evento, ogni incontro e ogni iniziativa è concepito come un tassello fondamentale per rafforzare la nostra comunità, stimolare il dialogo e promuovere un cambiamento reale e sostenibile. La nostra storia è fatta di impegno, coraggio e passione: un viaggio collettivo verso un futuro in cui l’autodeterminazione e la libertà siano valori condivisi da tutti.

La nostra storia e i nostri progetti

Da iniziative culturali a laboratori creativi, dal dialogo sulle discriminazioni alla celebrazione delle famiglie, ogni attività è pensata per dare spazio alle persone LGBTQIA+ e stimolare riflessioni condivise. Collaboriamo con realtà locali, enti pubblici e privati per portare avanti progetti innovativi che rispecchiano il nostro impegno verso una società più giusta.

Il team

Direttivo:

  • Christian Contarino
  • Adele Zambaldi
  • Madu Alber
  • Francesco Pappalardo
  • Lara Peer

Contatti

Volontar3

  • coordinamento artistico
  • gruppo traduzioni e coinvolgimento territoriale
  • gruppo grafiche e comunicazione
  • gruppo eventi
  • gruppo …

…qui puoi esserci tu!


Design Idea

LOGO

Al centro del logo si trova una rosa di re Laurino, simbolo locale di resilienza e protezione. Secondo la leggenda, furono queste rose a svelare il rapimento della principessa Similde da parte del re. E quando, in preda alla vendetta, il re tentò di distruggerle, non vi riuscì: il campo di rose continua a essere visibile ancora oggi, all’alba e al tramonto.

A circondare la rosa, una vipera dal corno, un altro potente simbolo locale di protezione. I colori scelti riflettono quelli delle nostre bandiere, rappresentando la nostra comunità in tutte le sue sfumature, parte indivisibile della nostra provincia.

Il gambo spinato della rosa e il dorso scagliato del serpente, entrambi neri, evocano il dolore, le ingiustizie e le morti subite dalle persone LGBTQIA+ nella lotta per un futuro migliore. La nostra comunità resta unita, protegge le sue parti più vulnerabili e non potrà mai essere cancellata.

NOME

Come Pride, il nostro obiettivo primario è creare spazi di dialogo e di messa in crisi della norma. In quanto persone LGBTQIA+ sappiamo bene che per creare comunità al di fuori degli schemi socialmente imposti è utile (e spesso necessario, soprattutto in certe fasi) nominarsi. Le parole sono utili soprattutto quando non si è pre-vist3 dalla norma. Le parole sono il mezzo tramite cui incontrarsi, rappresentarsi, identificarsi. Tramite le parole si concretizza la possibilità di creare spazi di vicinanza, confronto e conflitto costruttivo.

Vogliamo evitare di parlare di questi concetti in modo universale e astratto rispetto alla nostra realtà locale. Gli ostacoli più grandi che riscontriamo per un lavoro comune e comunitario sul territorio sono la sporadicità di spazi di dialogo (interlinguistico e non solo) e la normalizzazione di una profonda divisione tra gruppi linguistici che anche oggi rimane a impattarci quotidianamente.

La scelta di chiamare il nostro primo pride “Südtirolo Pride” nasce così soprattutto da due punti:

  • La volontà di utilizzare il termine “Sudtirolo” in continuità con le posizioni di Alexander Langer, che a 30 anni dalla morte rimane esempio di uno scomodo e necessario tradimento della compattezza identitaria. Una messa in discussione delle categorie per “mettersi nei panni dell’altrə” che implica non solo un’identificazione, ma uno spostamento delle proprie stesse categorie identitarie.
  • La volontà di nominarci con un termine trans-linguistico che riassuma il nostro desiderio di affermare-creare-essere una comunità bilingue (o addirittura plurilingue), con tutte le sfide che questo italiano egemonico a livello orale nella comunicazione intergruppo in città e la difficoltà di avere una lingua franca al di fuori di certe aree urbane/certi livelli di scolarizzazione.

Grote (2012, The South Tyrol Question 1866-2010) afferma che Alto Adige e Südtirol non sono semplicemente la variante linguistica uno dell’altro, ma tentativi di appropriazione linguistica di un territorio.

Con questo nome ( ironico e leggero ), proviamo a distanziarci dall’esigenza di una sola ed escludente appropriazione del territorio per provare orizzonti meno rigidi e incasellanti. Questo perché in quanto persone LGBTQIA+ sappiamo bene anche che le parole diventando etichette, possono essere veicolo di pregiudizio, violenza, banalizzazione della realtà, che è in costante evoluzione.

Avviamo questo esperimento (anche) linguistico partendo dal presupposto che ogni tentativo di nominarsi come gruppo è e rimane un tentativo. Anche ogni spiegazione sull’utilizzo di ‘vocaboli’ rimarrà sempre incompleta perché è necessariamente legata a un contesto singolo, specifico, limitato nel tempo. Qualcosa, qualcun*, sfugge sempre alla presa del nostro sistema di categorie e anticipazioni in quanto l’esperienza non esiste allo stato puro in natura. L’esperienza si costruisce, co-costruisce e ricostruisce dando un valore alle opinioni personali documentate, e/o a quelle di gruppi a cui ci consideriamo appartenere.

Oggi il tentativo è quello di definirci appartenenti a una comunità immaginata e immaginabile, che trovi soluzioni creative per stare insieme e creare spazi sempre più ampi e partecipati. Uno spazio che vive (fisicamente e metaforicamente) sul confine e che creativamente prova ad attraversarlo continuamente.

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